Il nome
di
Casoria,
si
ritiene
abbia
origine
dalla
definizione
Casa
Aurea,
poi
diventata
Casaurea,
e
successivamente
Casoria.
Secondo
alcuni
Casoria
deriverebbe
invece
da "Casa
Mauri".
Il nome
appare
comunque
per la
prima
volta in
una
cronaca
dei
Duchi di
Capua
scritta
da un
anonimo
nel
948-949.
Casoria
è
indubbiamente
una
delle
più
fiorenti
cittadine
della
"Campania
felix".
Adagiata
in una
fertile
pianura
attaccata
al
territorio
metropolitano,
in vista
del
Vesuvio
e della
prima
giogaia
degli
appennini,
essa non
è nuova
ai fasti
opimi
dell’agricoltura
e del
commercio,
anzi fin
da epoca
remota è
stata
una
perla
floridissima
della
nostra
lussureggiante
regione.
Poche
tracce
sono
conservate
oggi dal
più
remoto
passato
del
primo
nucleo
ove
attualmente
sorge
Casoria.
Tra
queste è
una
lastra
di marmo
con
epigrafe
greca e
latina
risalente
al 194
d.C.
forse
copertura
tombale
venuta
alla
luce da
scavi
casuali
nella
contrada
Carbonella
e
conservata
oggi
nella
sala
epigrafe
del
Museo di
Napoli.
Da
questa
lastra
si
deduce
che in
quel
lontanissimo
periodo
il luogo
doveva
essere
addetto
a
riunioni
mistiche
di un
collegio
di donne
celebranti
i
misteri
della
dea
TELBIA
CASTIA.
Dall’epigrafe
risulta
inoltre
la
costruzione
di un
tempio
dedicato
ad
Artemide
(particolarmente
venerata
a
Napoli).
Un
antico
documento
storico
rinvenuto
è la
lapide
del
sarcofago
del
guerriero
Iacopo
da Fano,
che,
venuto
in
Casoria
al
seguito
di
Innocenzo
IV nel
1254,
morì nel
1281 e
fu
sepolto
in una
Cappella
che
sorgeva
sullo
stesso
luogo
dell’attuale
chiesa
di S.
Benedetto.
Si può
dire che
le
origini
di
Casoria
risalgono
al V
secolo
d.C.
Da
importanti
documenti
storici
esistenti
nella
Biblioteca
della
Badia di
Montecassino
si
rivela
che
questo
fertile
territorio,
chiamato
"agro
gentiano"
fosse di
proprietà
della
famiglia
senatoriale
romana
degli
Anici,
donato
dal
Senatore
Equizio
Anicio,
padre di
S.
Mauro,
attuale
protettore
di
Casoria,
a S.
Benedetto
da
Norcia,
con atto
di
donazione
del
15/07/529.
Dopo la
morte di
S.
Mauro,
Monaco
Benedettino,
i
religiosi
di
Montecassino,
recandosi
a
Casoria,
ogni
anno,
per il
raccolto,
edificarono
una
Cappella
in onore
di S.
Mauro
per la
celebrazione
dei loro
riti.
Più
tardi
sorse
un’altra
chiesa,
poco
lontano,
in onore
di S.
Benedetto.
In
seguito,
i
Benedettini,
perdettero
quel
vasto
territorio,
lo
riebbero,
e
nell’anno
924 lo
perdettero
definitivamente,
ed il
campo "Gentiano"
venne
frazionato
e
venduto.
Presso
la
biblioteca
Nazionale
di
Napoli,
esistono
libri
storici
da cui
risulta
che
diversi
sono
stati i
feudatari
che
hanno
dominato
su
questo
territorio,
allora
di 4000
moggia
di
terreno,
e cioè,
Isabella,
moglie
di
Giovanni
de
Cipolla;
Carlo di
Sanframondo;
Giacomo
di
Costanzo;
Lucio De
Sangro e
Lucrezia
Brancaccio.
Ma, in
tali e
tanti
passaggi
di
dominio,
gran
parte
del
territorio
fu
perduto
ad
eccezione
di una
fertilissima
zona che
tuttora
conserva
il
Comune
di
Casoria,
limitrofa
a
Ponticelli
(Sez. di
Napoli)
e che si
estende
fino
alla
frazione
Arpino,
limite
di
confine
con
Napoli.
Durante
il
periodo
Longobardo
il
territorio
gentiano
fu tolto
ai
religiosi
cassinesi,
frazionato
e
venduto
a
privati
e una
sola
parte fu
conservata
e ceduta
al
Comune
di
Casoria.
In quel
tempo
inoltre,
venivano
chiamati
Casarii
gli
abitanti
di
rudimentali
capanne;
queste
ultime
venivano
dette "Casuri"
che
significò,
appunto
"Case
povere".
Ciò,
quindi,
fa
supporre
che il
primo
nucleo
abitato
fosse
costituito
da
qualche
gruppo
di case
rustiche,
capanne
di
paglia e
di
saggina,
tutt’al
più con
base di
pietra
come se
ne
costruirono
fino al
1860.
Nel
Medioevo
il
villaggio
di
Casoria
divenne
feudo,
passando
dal
vassallaggio
all’Arcivescovo
di
Napoli
nel 1279
alla
proprietà
di vari
signori;
nel 1428
Casoria
faceva
parte di
un unico
feudo
con
Casignao
e
Olivola.
Dopo il
1580
probabilmente
i
cittadini
di
Casoria
riscattarono
la loro
patria
dal
gioco
baronale
e si
aggregarono
al Real
Demanio.
Secondo
quanto
riportato
d aPaone,
nella
"Appendice
alla
vita di
S.
Mauro",
nel 1631
il
territorio
di
Casoria
fu messo
all’asta
essendo
stata
decretata,
dal
Vicerè
Spagnolo
di
Napoli
la
vendita
di terre
e
villaggi
del
Napoletano.
Gli
abitanti
del
villaggio(trecento
famiglie)
tuttavia
si
ribellarono
a tale
imposizione
accettando
invece
di
pagare
una
forte
somma
per il
loro
riscatto
(pari a
dodicimila
ducati)
A quel
tempo
Casoria
aveva
1600
abitanti
e faceva
parte
dei
numerosi
"casali"
dell’
"ager
neapolitanus"
dei
quali,
nel
periodo
vicereale,
era
frequente
la
vendita
a
privati
per
rimpinguare
le
finanze
dello
Stato.
La
feudalità
si
estende
realmente
solo
alla
fine del
XVIII
secolo;
durante
il
settecento,
infatti,
si
avvicendarono
al
possesso
di
Casoria
le
famiglie
SANGRO e
RONCHI.
Giulio
Comite,
regnando
Carlo
III di
Durazzo,
acquistò
il feudo
che più
tardi
passo a
Fabio
Capece
Galeota.
Fu
riscattata
la
seconda
volta e
definitivamente
dal
casoriano
Giovanni
Pisa,
Sindaco
dell’epoca,
con
istrumento
15/4/1631
del
Notaio
di Corte
Massimini
Passari,
con
l’intervento
di don
Ferdinando
Afan
Enriquez
de
Ribera,
duca di
Alcalà,
Vicerè
del
Regno di
Napoli,
Giulio
Comite,
Giovanni
Pisa e
il
Deputato
D.
Donato
Ferrara.
I
dintorni
immediati
di
Casoria
fino
all’anfiteatro
collinoso,
dal
medioevo
al
secolo
XIX,
furono
paludosi
e
malarici,
tanto
che il
Lautrec,
accampato
col suo
esercito,
in
questo
territorio
nell’assedio
di
Napoli
–1528-
vi
perdette
due
terzi
dei suoi
soldati
ed egli
stesso
morì.
Ma le
paludi
furono
bonificate
al
principio
del 1800
con una
rete di
canali
di 43 Km
ed i
campi si
resero
ancora
più
fertili.
Casoria
era un
territorio
di 4.000
moggia,
le
strade
alquanto
larghe e
selciate
e non
mancavano
palazzotti
di
mediocre
fattura.
L’economia
era
fondata
essenzialmente
sul
commercio
dei vini
e sulla
produzione
della
canapa.
UNA
"CASA
D'ORO"
NELL'ANTICA
LIBURIA
:
Casoria,casale
regio di
Napoli,è
situata
sulla
strada
che da
Napoli
conduce
a
Caserta,nella
pianura
vulcanica
compresa
tra i
Campi
Flegrei
ed il
Vesuvio
chiamata
nell'antichità
Liburia.
Il
territorio
occupava
il
centro
di una
zona che
,grazie
alle
bonifiche
del XIX
secolo,fu
liberata
dalla
malaria
e fu
trasformata
in
un'area
ricca di
colture
ortive.
Il nome
della
città
appare
per la
prima
volta in
una
cronaca
dei
conti di
Capua,scritta
da un
anonimo
nel
948-949,ma
quasi
sicuramente
l'abitato
esisteva
già
prima di
tale
data.
Alcuni
storici
annoverano
Casoria
fra i
villaggi
sorti
duranta
la
dominazione
longobarda.
In una
carta
dell'11
maggio
994
conservata
nell'Archivio
di San
Sebastiano
a Napoli
ed in
altri
documenti
risalenti
fino al
XIV
secolo
la città
viene
chiamata
Casaurea,
"casa
d'oro,così
detta,secondo
alcuni
studiosi
locali,per
l'abbondanza
di grano
che
arricchiva
le sue
fertili
campagne
al tempo
della
mietitura.
A questa
etimologia
sembra
alludere
anche il
distico
latino
collocato
in calce
allo
stemma
del
paese:
"Auro
potuit
flavesece
rura
colunus
ex auro
potui
condere
et ipse
domum"
ovvero:
"Il
colono
che
insegnò
alla
campagne
a
biondeggiare
come
l'oro
potè
egli
stesso
dall'oro
costruire
la sua
casa".
INTORNO
AL
MONASTERO:
Secondo
il
cardinale
Alfonso
Capecelatro
la città
fu
fondata
nel VI
secolo
dell'era
cristiana,quando
San
Benedetto
e il suo
discepolo
San
Mauro
edificarono
in
questa
zona due
oratori
e un
ospizio
monastico.I
coloni
costruirono
le loro
case
intorno
ai due
oratori
e
all''ospizio
benedettino:
sorsero
prima
due
parrocchie,una
dedicata
a San
Mauro e
l'altra
a San
Beneddetto,e
in
seguto a
due
piccoli
agglomerati
urbani
che,unificatosi,formarono
la città
di
Casoria.
Come
tutti i
casali
napoletani,anche
Casoria
era un
operoso
centro
agricolo
e
artigianale
che
viveva
prevalentemente
di
commercio
con
Napoli:
ogni
giorno i
contadini
"scendevano"
nella
metropoli
partenopea
per
offrire
uova
fresche,pane
di
casa,vino
prezioso
e
delicato.
Nel
corso
del
Medioevo
Casoria
subì
diversi
passaggi
di
proprietà.In
un
documento
del 1098
si ha
notizia
della
donazione
di
alcune
terre,tra
cui
Casoria,fatta
da
Riccardo
II,principe
di Capua
al
monastero
di San
Biagio
di
Aversa.In
una
carta
del 1115
si fa
riferimento
alla
vendita
di
questi
territori
"per
duecento
tarì
d'oro"
da parte
di
Regale,figlia
di
Sinibardo,
a
Giovanni
de
Alberada.
Anche in
epoca
angioina
la città
era
sottomessa:
nei
registri
che
abbracciano
gli anni
1273-1279
si
accenna
a un
provvedimento
di
sequestro
di
animali
e di
altri
beni ai
contadini
in
occasione
di un
tributo
che
doveva
essere
pagato
alla
Magna
Curia di
Napoli.
Negli
anni
1327 e
1328
Casoria,insieme
ai
villaggi
di
Casignano
e
Olivola,ora
distrutti,risultava
posseduta
da
Isabella
consorte
di
Giovanni
di
Cippoia.Nel
1352 il
feudo
era
governato
da
Matteo
di
Sanframondo
che
aveva
due
figlie
sposate
con
Giovanni
Pacifico
e
Galeazzo
Del
Tufo:alla
sua
morte il
feudo fu
diviso.Da
un
registro
del 1415
si ha
notizia
di un
Carlo
San
Frjmondo
che,sotto
il regno
di
Giovanna
II ,fu
padrone
di
questo
feudo,nel
quale
svolse
la
funzioni
di
capitano
a vita.Ancora
nel 1452
il
casale
passò a
Giacomo
di
Costanzo
da
Aversa e
nel 1500
fu
trasmesso
a Lucio
di Sagro,successore
della
famiglia
del Tufo
e a
Giuseppe
Pacifico.Nel
1529
ereditò
queste
terre
Placido
di
Sangro,al
quale
successe
Giovanni
Antonio
Pacifico
che,nel
1561,vendette
il feudo
a
Lucrezia
Brancaccio
per 5200
ducati.
I
RAPPORTI
COL
REGIO
DEMANIO:
Negli
anni
successivi
Casoria
attraversò
vendite
e
donazioni,passò
a vari
padroni
fino al
1622:in
quell'anno
il
Casale
si
riscattò
dal
dominio
del
barone
nicola
di
Sangro,aggregandosi
al Regio
Demanio.Ma
pur
essendosi
liberata
dal
giogo
baronale,Casoria
fu
ancora
offerta
al
migliore
acquirente
nel
1630;con
la
vendita
dei
casali
infatti
i vicerè
spagnoli
ricavavano
somme
ingenti
che
venivano
utilizzate
per
sovvenzionare
le
sfortunate
imprese
militari
del re
Filippo
di
Spagna.
I
Casoriani
dovettero
fare
enormi
sacrifici
per
raccogliere
i 6000
ducati
da
consegnare
alla
casse
del
vicerè e
finalmente
il 9
Marzo
1631,riuscirono
a
comprare
la loro
libertà
e ad
aggregarsi
al Regio
Demanio.
Nonostante
l'impegno
assunto
dal
vicerè a
non
mettere
mai più
all'asta
il
casale,esso
fu
venduto
prima ad
Eleonara
Mansfeldi
e
successivamente
a Luigi
Ronchi:ultimo
possessore
fu Fabio
Capece
Galeota,presidente
della
Regia
Camera.Solo
con
Carlo
III di
Borbone
la città
riacquistò
la sua
libertà
diventando
per sua
altitudine
di 70
metri
sul
livello
del mare
e la sua
aria
fresca
,un
rinomato
luogo di
villeggiatura.
La sua
importanza
crebbe
ancora
con il
decreto
del 28
gennaio
1809,divenne
uno dei
quattro
capoluoghi
di
distretto
della
città di
Napoli.La
città fu
inoltre
servita
dalle
prime
linee
ferroviarie:quella
di Capua,
che
utilizzava
il più
possibile
la
depressione
del
Sebeto,
e quella
per
Aversa.
LA
CHIESA
DI
S.MAURO:
Il
centro
storico
di
Casoria
è
dominato
dalla
mole
della
chiesa
di San
Mauro,la
cui
costruzione
iniziò
il 15
gennaio
1606 sul
suolo
occupato
dalla
piccoloa
chiesa
preesistente
che fu
poi
utilizzata
come
sagrato
del
nuovo
tempio.Il
monumentale
edificio
di stile
barocco,eretto
con il
contributo
del
certosino
Bonaventura
Presti,è
a croce
latina,a
navata
unica
con
cinque
cappelle
per ogni
lato.All'incrocio
della
navata
con il
transetto
si
sviluppa
una ben
proporzionata
cupola,rivestita
con
lastre
di
piombo e
alta 40
metri,che
termina
con un
lanternino
a
pinnacolo
sormontato
da una
sfera
con
croce.L'aula
è
conclusa
con un
abside
rettangolare,a
destra
della
quale è
sistemata
la
sagrestia,mentre
sul lato
sinistro
si
stende
la
congrega
di Santa
Maria
della
Pietà,grande
ambiente
da cui
si
scende
nella
cripta.
La
decorazione
dell'interno
è molto
sobria:una
serie di
lesene è
addossata
ai
pilastri
su cui
si
impostano
gli
archi
delle
cappelle.Il
soffitto
particolarmente
ricco e
originale,è
ornato
da
intagli
in legno
dorato
che
inquadranno
tre
grandi
tele
attribuite
a Pietro
di
Martino,rappresentanti
"Il
Trionfo
di San
Mauro"
"Il
Salvataggio
del
giovane
Placido"
e "La
Resurrezione
di un
ragazzo".
L'altare
maggiore
è un
opera
settecentesca
realizzata
con
marmi
policromi
sormomtata
da un
quadro
di
Domenico
Antonio
Vaccaro
raffigurante
"la
Madonna
delle
Grazie
tra San
Mauro e
San
Gennaro".
Tra le
numerose
cappelle
della
chiesa
la più
grande è
dedicata
a San
Mauro:nella
nicchia
in fondo
è
sistemata
la
seicentesca
statua
lignea
del
Santo,di
scultore
ignoto,mentre
la
parete
destra è
arredata
da una
tela di
Angelo
Mozzillo
raffigurante
"Sant'Anna
con la
Madonna
bambina"
e "i
santi
Mauro e
Filippo
Neri.Sul
latom
sinistro
sono
visiblili
la
cappella
di San
Francesco
di
Assisi,con
la tela
che
raffigura
"il
Santo in
Estasi",
la
cappella
del
Sacro
Cuore di
Gesù e
quella
dedicata
alla
Sacra
Famiglia.
La
capella
di
Monserrato
è
decorata
da una
tela
seicentesca
del
Forlì
raffigurante
" la
Madonna
di
Monserrato
e i
Santi":
vi si
entra
attraveraso
una
balaustra
di
marmo,tra
due
coppie
di
pilastri
che
sorreggono
l'organo
ligneo
costruito
nel 1760.Il
transetto
contiene
sul lato
destro
un
altare
di marmo
con la
tela
raffigurante
"l'Immacolata
Concezione",opera
di
Domenico
Antonio
Vaccaro,mentre
sul lato
sinistro
accoglie
l'altare
della
Visitazione
con una
tela
sempre
del
Vaccaro,raffigurante
"la
Vergine
e Santa
Elisabetta".Dal
transetto
si
accede
infine
alla
cappella
di Santa
Maria
dela
Pietà,costruita
insieme
alla
chiesa e
decorata
di
stucchi
e
pitture,tra
cui un
affresco
con la "Crocefissione"
di
Pietro
Di
Martino.Il
Battistero
accoglie
il
"fonte
battesimale"
con un
angelo
orante
di
Lorenzo
Vaccaro
e una
tela di
Giuseppe
Prisco
con il
"Battesimo
di Gesù".
La
facciata
costruita
succesivamente
alla
chiesa,presenta
un
ordine
inferiore
ripartito
in
cinque
spazi
con tre
portali
inquadrati
da
lesene,mentre
l'ordine
superiore
è
tripartito
con un
finestrone
circondato
da
lesene
che
sorregono
il
timpano.Sul
lato
sinistro
destro
della
chiesa
si erge
il
campanile
costruito
nel 1827
in
pietra
di tufo
diviso
in
quattro
piani
con
finestre
e alto
42
metri.
LE ALTRE
CHIESE:
Per
visitare
le altre
chiese
bisogna
percorrere
i vicoli
di
Casoria
che,per
fortuna
anche se
bisognosi
di opere
di
restauro,
sono
rimasti
ancora
intatti
a
testimoniare
l'antica
storia
dela
città.Gli
ingressi
alle
case più
modeste
sono
piccoli,stretti
e
sopraelevati,mentre
le case
più
ricche
conservano
ancora
l'antica
struttura
con il
cortile
centrale
e grandi
aperture
ad archi
sulla
via per
consentire
il
passaggio
dei
carri
carichi
di grano
ed i
canapa.
L'edificio
più
importante
è il
settecentesco
Palazzo
Rocco
dei
conti
Rocco di
di
Torrepadula
: vi è
annessa
la
Chiesa
di Santa
Mercede,capella
privata
della
famiglia.
LA
CHIESA
DI SAN
BENEDETTO,che
sorge
sul
suolo
del'antico
tempio,fu
iniziata
nel 1605
e
completata
solo nel
1694 a
causa di
un
incendio
alla
fabbrica.La
chiesa è
stata
restaurata,
in
seguito
ai danni
provocati
dal
sisma
del
1980. La
facciata
è
barocca
come
anche il
campanile
che
l'affianca
restaurato
nel
1930.L'interno
è navata
unica
:molto
intressante
è
l'abside,che
conserva
una tela
raffigurante
"San
Benedetto"
situata
sull'altare
di marmo
policromo
chiuso
da una
bella
balaustra
chiusa
da un
cancello
di
ottone
dorato.dietro
l'altare
vi è una
lastra
marmorea,
al di
sotto
della
quale si
apre
l'ipogeo
con
cinque
piani di
catacombe:qui
si trova
il
sarcofago
del
guerriero
Jacopo
Torello
da Fano
che,venuto
a
Casoria
al
seguito
di
Innocenzo
IV nel
1254,morì
nel 1281
e fu
sepolto
nella
capella
che
sorgeva
nello
stesso
luogo
del'attuale
chiesa.
Proseguendo
nella
nostra
escursione,in
via
Padre
Ludovico
che è
dedicata
al Beato
Padre
Ludovico,si
incontra:
LA
CHIESA
DI SANTA
MARIA
DELLE
GRAZIE,i
cui
primi
dati
storici,relativi
all'esistenza
di una
capella
con
l'ospedale
annesso,
risalgono
al
1459.L'attuale
costruzione
fu
completata
forse
nel 1737
ma la
scala di
accesso,resasi
necessaria
per
l'abbassamento
del
livello
stradale
fu
edificata
nel 1857.La
facciata
è un
delizioso
stile
rococò,come
anche
l'interno
ad una
soloa
navata
che
termina
con un
altare
di marmo
sormontato
da una
tela di
Francesco
Solimena
raffigurante
"l'Assunzione
della
Vergine"
e da un
"Crocifisso
ligneo"
di
pregevole
fattura.
La
chiesa è
affiancata
dall'ARCICONFRATERNITA
DEL
SANTISSIMO
ROSARIO,fondata
nel
1563: vi
si
ammirano
affreschi
manieristici
di
Domenico
Ferrara
con le
"Storie
di Gesù
e della
Vergine"
e il
pavimento
originario
di
pietra
lavica
decorata.
Adiacente
alla
piazza
principale
intitolata
a
Domenico
Cirillo,ove
vi sono
le Sedi
Municipali,si
trova :
LA
CHIESA
DEL
CARMINE,a
una sola
navata
con
facciata
barocca,mentre
il
campanile
e il
corpo
della
chiesa
sono
romanici.
Sulla
destra
della
piazza,si
innalza:
LA
CHIESA
DEL
SANTISSIMO
SACRAMENTO,dalla
bellissima
imponente
facciata
gotica,
di
pietra
di tufo.
Nella
strada
adiacente
alla
"vecchia"
Sede
Comunale
si
accede
alla:
CASA DEL
BEATO
PADRE
LUDOVICO
DA
CASORIA
ora sede
di un
convento
francescano.
Lontano
dal
centro
storico,
sulla
strada
verso
Afragola,nella
seconda
metà del
1900 è
stata
costruita
: LA
CHIESA
DI SANT'ANTONIO
ABATE ,a
pianta
rotonda
che
sostituisce
nel
culto
un'altra
piccola
chiesa
situata
a poca
distanza.
ALTRE
NOTIZIE:
Nel 1912
alcuni
contadini
portarono
alla
luce,a
due
chilometri
da
Casoria,una
grande
lastra
di marmo
contenente
un
epigrafe
in
lingua
greca e
latina
slla
quale è
incisa
un
decreto
della
FRATRIA
NAPOLETANA
DEGLI
ARTEMISI,ora
conservata
al Museo
di
Napoli.
Inoltre
scavi
occasionali
eseguiti
nel XIX
secolo
hanno
portato
alla
luce
sepolcri
formati
da
grandi
massi
din tufo
e
necropoli
in cui
sono
state
rinvenute
grandi
tombe di
stile
attico
corredate
da
oggetti
di ogni
sorta,vasi
fittili
figurati,piatti,tazze,ampolle
e
lucerne.
UN
SIMBOLO
DELLO
SVILUPPO
INDUSTRIALE:
Un tempo
Casoria
sorgeva
in una
bella
campagna
a filari
di
pioppi e
viti,frammezzati
da
rigogliosi
campi di
grano.
In
seguito
la città
subì un
forte
processo
di
industrializzazione
che,sopratutto
dopo il
1965,provocò
una
notevole
espansione
urbanistica
e un
parziale
abbandono
dell'agricoltura.
Casoria
diventò
il
simbolo
dello
sviluppo
industriale
della
regione
e offrì
una
"prova"
delle
trasformazioni
geografiche
e dei
riflessi
urbanistici,sociali
ed
economici
che
possono
derivare
dall'insediamento
dell'industria
in un
mondo
essenzialmente
agricolo.Costituitasi
come uno
dei più
importanti
centri
industriali
d'Italia,Casoria
dava
lavoro a
moltissimi
operai
che vi
affluivano
da
Napoli e
dai suoi
sobborghi
e da
altri
centri
della
provincia.
L'ERA
POST-INDUSTRIALE:
E' la
grande
sfida
del
terzo
millennio
a cui
l'intera
Città di
Casoria
è
chiamata,
affinchè
le aree
industriali
dismesse
divengano
poli di
sviluppo
del
Settore
terziario
avanzato,
dando di
nuovo
alla
Città,
come nel
passato,
quel
primato
nel
campo
della
laboriosità
che gli
è
tradizionale






