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Casale di Marigliano, da
cui trae il nome, ha
origini romane, come
testimoniato da tombe
rinvenute sul
territorio.
Mariglianella fu
contesa, nel II secolo
a.C., da napoletani e
nolani ed assegnata,
invece, a Roma da Quinto
Fabio Labeone. Diventata
città fortificata, non
resse alle invasioni
barbariche seguite al
crollo dell'Impero
Romano. Più volte
saccheggiata, nel X
secolo entrò a far parte
del Ducato di Napoli. Il
primo Signore feudale di
Mariglianella fu Tommaso
Mansella di Salerno che
possedeva altri beni
feudali in diversi
luoghi del regno. Dal
1334, Mariglianella non
era più Casale ma
Università autonoma con
una propria vita
amministrativa, ma non
aveva proprie
rappresentanze stabili.
Infatti, gli antichi
sindaci non erano
permanenti, ma a tempo.
Fu annessa a Marigliano
da cui si separò nel XIV
secolo per essere
inglobata nei beni della
Corona. In seguito, fino
all'abolizione del
sistema feudale, fu
proprietà delle famiglie
nobiliari dell'epoca per
circa un secolo e mezzo.
Tra i membri delle
famiglie che ebbero in
possesso il feudo di
Mariglianella va
ricordato in particolare
Carlo Carafa, nato a
Mariglianella dai Duchi
d'Andria nel 1561.
Valente capitano agli
ordini di Filippo II di
Spagna, morì nel 1633 in
odore di santità.
Guarito da un grave
morbo, rifece per
riconoscenza verso la
Vergine l'antichissima
chiesa dedicata al Santo
Vescovo di Nola, Calonio,
e volle che si chiamasse
Madonna della Sanità.
Con la visita di re
Carlo III di Borbone,
accolto festosamente
dalla popolazione furono
avviate varie riforme
che migliorarono le
pessime condizioni della
popolazione. Nel 1745 si
formò il Consiglio
Decurionato, l'organo
della rappresentanza
organica delle
Università, così
chiamato perché composto
di decurioni. Uno dei
primi consigli
decurionati di
Mariglianella si formò
nel 1752. Il 2 agosto
del 1806 fu abolito il
feudalesimo, ma ciò non
servì ad eliminare da
subito l'influenza dei
signori feudali.
L'ultimo feudatario di
Mariglianella fu il
barone Avallone, che,
preoccupato di difendere
i propri interessi,
ritenne opportuno
servire il nuovo governo
guidato dai francesi. Si
procedette ad una
riorganizzazione dello
stato e delle realtà
territoriali. Nel 1822
Mariglianella fu
visitata dal successore
di Carlo III, Francesco
di Borbone, che volle
conoscere da vicino la
realtà del regno. I moti
del 1820-1821 portarono
in Mariglianella
cambiamenti nella vita
pubblica, chiarendo la
tendenza della nuova
classe di uomini
pubblici del paese, del
tutto autonomi dall'ex
barone Avallone. Il
paese fu amministrato da
vari personaggi di ceto
medio-alto attraversando
momenti difficili (da
ricordare le due gravi
crisi economiche
abbattutesi sul regno
tra il 1844 ed il 1847,
che colpirono anche le
realtà locali). La
situazione del regno
ormai era insostenibile:
i Borboni lasciarono a
se stesse le realtà
locali, la cui vita
pubblica e
amministrativa era
gestita da famiglie e
casati i quali
sostituivano le
rappresentanze comunali.
Il 23 ottobre del 1860
si svolse il plebiscito
per l'annessione del
Regno di Napoli al Regno
d'Italia. Con la legge
Rattazzi, furono
modificati gli impianti
istituzionali che
amministravano il paese:
venivano riconosciute le
municipalità per
individuare la
dimensione territoriale
locale e si affermava
così il termine
"Comune". Mariglianella
rientrava nel mandamento
di Marigliano e
dipendeva inoltre
dall'intendenza di Nola.
Facente parte della
Provincia di Terra di
Lavoro, nel 1927, in
piena epoca fascista,
entrò a far parte della
provincia di Napoli.
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