All’interno della grotta “La Porta” sono stati scoperti segni del Paleolitico Superiore e del Mesolitico; nella grotta “Erica”, elementi del Mesolitico (15.000- 12.000 anni fa ). Di enorme interesse è però l’area archeologica della frazione Trinità, dove è stata rinvenuta una necropoli con arredi di epoca eneolitica ed interessantissime ceramiche appartenenti alla civiltà del Gaudo con tracce di un villaggio che si insediò nel II millennio a.C. presso la sorgente di San Massimo. La civiltà che s’insediò in quest'area apparteneva alla Cultura del Gaudo, dal nome preindoeuropeo della località di Capodifiume a Paestum dove è stata rinvenuta la prima necropoli di questo genere.
L'area di diffusione della facies del Gaudo oltre che a Piano di Sorrento e Paestum, è stato segnalato a Napoli, Buccino, Eboli, Mirabella Eclano e Caiazzo. Cronologicamente essa va ad inserirsi fra la Civiltà tipo Matera-Marmo di Paternò e la Civiltà Appenninica dell'età del Bronzo. Anche in zone più lontane dalla fonte di S.Massimo, soprattutto nel tratto che va dalla Trinità a Petrulo sino alla Strada Meta-Alfi, sono state rinvenute tombe risalenti a vari periodi compresi fra l’ VIIII ed il III sec. A. C.Poi, in seguito Planities fu attraversata da quelle popolazioni prima greche e poi osche e sannitiche che si insediarono a Sorrento.Ma testimonianze archeologiche certe si hanno soprattutto relativamente al successivo periodo di insediamenti romani. Nel 280 a. C., il territorio della penisola sorrentina rientrava nella confederazione di città amministrate da Nuceria che comprendeva anche Alfaterna, Pompei, Stabia ed Ercolano. Circolavano monete sulle quali era scritto "Nuvkrinum Alafaternum".
In particolare vi sono le tracce di antichi templi pagani, dove poi, successivamente, con sovrapposizione di culti, sarebbero sorte in seguito altrettante chiese. Uno doveva trovarsi proprio nella zona dei colli San Pietro, forse dedicato alla divinità Carmenta, un altro luogo di culto pagano fu certamente quello dedicato alla dea del mare Galatea, presso Mortora, mentre le tracce evidenti di un tempio pagano, per alcuni dedicato a Minerva, sono state rinvenute anche sotto la Basilica di San Michele.
Ma la più significativa traccia della presenza romana anche nel Planum sorrentino è rappresentata dagli acquedotti che dalle zone dette tutt’oggi “Forma” e “Formiello”, e dalla fonte di S. Massimo, convogliavano le acque sino a Sorrento, e che rappresentarono per l’epoca vere grandi opere di ingegneria idraulica. D’altronde, proprio in epoca romana Surrentum ed il suo comprensorio divennero luoghi importanti di villeggiatura per l’”otium” dei patrizi che, anche nell’attuale territorio di Piano costruirono le loro ville rustiche. La città di Sorrento si ribellò a Roma durante la guerra sociale insieme alla lega nucerina. Fu occupata insieme a Stabia nel 90 a.C. da Papius Multius, mentre Silla l'anno successivo, dopo una tregua, vi condusse i suoi veterani. Nel 79 d.C. l’area del territorio del “Planum” dovette subire fortemente le devastanti conseguenze della famosa eruzione del Vesuvio che distrusse le vicine Pompei, Ercolano e Stabia. Fino al 512 d.C, Sorrento, col suo Planum, fu Municipium romano.
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la penisola sorrentina, nel V secolo la zona subì l’egemonia dei bizantini, che dopo la guerra greco-gotica, con l'invasione dei vandali di Gianserico, fortificarono parte della città di Sorrento , dove già esistevano i più antichi luoghi di culto ed istituirono un ducato autonomo in uno con la città di Napoli, sin dal 568.
La storia di Planities fu sempre intimamente correlata alle vicende di Sorrento, che ebbe una sua sede arcivescovile intorno al 420 d.C. Con le invasioni barbariche e le incursioni di popolazioni nordiche, intorno al V secolo d.C. i Monti Lattari ed i villaggi amalfitani, roccaforti bizantine, divennero rifugio di profughi di città vicine e anche Sorrento, andava così ingrandendosi. Nell' 879 al tempo dell'assedio di Salerno. I Saraceni approdarono ancora in costiera con le loro imbarcazioni.
I primi villaggi dell’orbita sorrentina ed amalfitana si svilupparono dapprima proprio sui Monti Lattari, con l’insediamento delle comunità dei monaci basiliani che, fondarono i loro cenobi. Sui colli del Planum fu fondato un cenobio basiliano dedicato a San Pietro, forse proprio sull’antico tempio pagano su cui, appunto, si sarebbe costruito il cenobio.. Una comunità dei laboriosi monaci italo-greci qui dunque costituirono il primo vero nucleo abitato a valle del Monte Vico Alvano.
Questi monaci bizantini, si insediavano sempre in luoghi protetti, alti e attigui a fiumi. Tutt'intorno dovevano esserci orti che i monaci coltivavano ed irrigavano, poiché essi conoscevano bene tutte le tecniche agricole e bonificavano i territori.
I monaci Italo-greci erano giunti verso l’VIII-IX secolo, d.C. dall’Oriente dopo la lotta iconoclasta, e con i loro cenobi e le laure, fra le grotte dei monti. pregavano e lavoravano, secondo le regole di San Basilio. Essi bonificarono così le terre con nuove tecniche agrarie. Furono questi monaci a costruire le prime abitazioni, sui colli di Piano insieme a pastori locali dei monti Lattari (con tale nome conosciuti fin da epoca romana proprio per la presenza di pastori produttori di latte). La zona dei Colli di San Pietro, così ricca di pura acqua, protetta tra i monti rappresentò terreno ideale per la costruzione dei loro eremi.
Anche presso l’antico tempio pagano di Galatea, la chiesa dedicata a Santa Maria fu probabilmente costruita dai monaci basiliani che portarono il loro rito greco. I cenobi rappresentarono così motivo di aggregazione per le comunità locali. E i longobardi, che avevano conquistato Salerno, non impedirono questo fenomeno immigratorio che si espanse lungo la costa Amalfitana con presenze anche nel territorio alto della penisola fino a Massa, anzi, lo favorirono, poiché si ebbe un vero presidio del territorio attraverso i cenobi come strategia militare.
Arechi I di Salerno, si era convertito al cristianesimo, favorendone la sua diffusione .Con legami rafforzati fra i vari centri e lo sviluppo di nuove tecniche agricole e con territori protetti fra i monti si resisteva meglio agli assalti dei saraceni, i quali avevano segnato il declino delle gloriose città costiere. Fin dal IX secolo, Sorrento fu però considerato con Napoli, un ducato indipendente. Intanto, però, sotto il principato di Sicone (morto nel 832) e del figlio Sicardo (morto nell’ 839), Benevento raggiunge la sua massima potenza, tant’è che viene imposto un tributo persino a Napoli ed è conquistata gran parte della penisola amalfitana e sorrentina.
In questi secoli dunque il ducato sorrentino, sebbene considerato autonomo, dovette comunque subire questa influenza longobarda. La testimonianza più chiara di ciò è proprio la fondazione, su un precedente luogo di culto pagano, della Chiesa di S.Michele, culto tipicamente longobardo. Il più antico documento, dove viene citato il territorio di Piano è una donazione del 24 aprile 938 in cui viene denominato “Planities”.Intanto gli attacchi saraceni portarono la popolazione a riversarsi sulle zone collinari, e avevano portato alla costruzione di numerosi punti di difesa sulle montagne. I vari casali, a monte e a valle del Planum, si svilupparono intorno alle chiese ed alle case padronali. .........................





