Le origini e la storia di Pimonte si perdono nella notte dei tempi, assomigliano a quelle degli altri comuni, che un tempo appartennero all’antico Agro – Stabiano. Prima della civiltà romana nuclei di pastori già abitarono questa terra. Seguirono,poi,gli Etruschi, i Sanniti e i Goti, scacciati dai Greci dopo una battaglia che si svolse alle falde dei Monti Lattari.
Le prime notizie documentarie del Paese si hanno a partire dal X secolo, epoca in cui le popolazioni della pianura, sconvolte da lotte ed incursioni saracene e longobarde, furono costrette a rifugiarsi sui monti e a costruire le prime strutture di avvistamento e difesa. Sorsero così le torri di Pimonte e di Pino, di Castellammare e di Lettere.
Ma è con le fortune della Repubblica Amalfitana (siamo nel 987 circa) che Pimonte, Pino e i paesi circostanti, videro il loro periodo di maggiore importanza.
La Repubblica, intuendo l’importanza strategico – militare della collinetta di Pino, fece fortificare il “Castrum Pini”, trasformandolo da semplice torre in castello inespugnabile a difesa del territorio. Ciò consentiva il controllo di tutta la Conca e si dimostrò valido centro di difesa, quando agli inizi dell’ XI secolo schiere di Longobardi invasero il territorio rendendo incoltivabili le terre di pertinenza del castello. Solo successivamente con le incursioni saracene, sembra fu fatto erigere il castello di Gragnano per rafforzare la linea di difesa.
Attorno al Castello di Pino, cinto di solide mura, guardiole e torricelle, costruirono le loro residenze numerose famiglie, in cerca di maggiore sicurezza, una di queste, la famiglia D’Angillano, edificò (su di una presistente cappella, alla quale si accedeva tramite una scala) nel 1317, la magnifica Chiesa di Santa Maria del Pino, un gotico a tre navi con astrico antico, gravemente danneggiata dal sisma del 1931 e, soprattutto dal quello del 1980. Su tutta la collinetta sono ancora oggi sparsi resti delle antiche costruzioni abbandonate, oltre a ruderi di chiese abbandonate da secoli un tempo mete di numerosissimi pellegrinaggi (quella di san Giacomo, di Santa Barbara, di Santa Margherita e più su quella del Salvatore a Lattara).





