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Il comune di Sant'Antimo
territorialmente
appartiene a quello
dell'Antica Atella,
esteso comprensorio tra
la provincia di Napoli e
quella di Caserta. I
centri che componevano
tale comprensorio erano
nella provincia di
Napoli: Frattamaggiore,
Frattaminore, Afragola,
Grumo Nevano, Casoria,
Casandrino, Casavatore,
Arzano, Caivano, Cardito,
Crispano e S.Antimo;
quelli della provincia
di Caserta: Sant'Arpino,
Orta di Atella, Cesa,
Gricignano, Marinaro,
Teverola.
Questi centri erano
tutti attraversati dalla
via Atellana - che
collegava Napoli con
Capua - oltre ad aver
ospitato nel tempo le
civiltà osca, greca ed
etrusca. L'origine di
Sant'Antimo è legata
comunque al nome del
santo, ed è un origine
remota e
contraddittoria.
Vi è chi pensa, che
l'abitato originale
risalga al 600 dell'era
cristiana, quando alcuni
discepoli dopo la morte
di S. Antimo si recarono
in Campania e nel
territorio di Atella
diffusero il culto del
santo che crebbe a tal
punto da dare origine
alla terra che prende il
suo nome; e chi invece
pensa che il nome dato
al paese sia legato al
duca di Napoli Antemio
che tra la fine del VIII
e l'inizio del IX secolo
volle edificare un
tempio in onore del
santo nome nel luogo
dove ora sorege il
paese. Il centro si
sviluppò lentamente
negli anni precedenti al
1000 e successivamente,
all'epoca della dinastia
Sveva, risulta essere un
feudo baronale
controllato dalla
famiglia Filangieri,
almeno fino al 1275.
Con l'avvento degli
Angioini il feudo passò
alla famiglia Stendardo
che lo tenne fino al
1566, anno in cui fu
venduto alla famiglia
Revertera che riuscì ad
ottenere dal viceré
spagnolo Filippo IV il
privilegio della "Camera
Riservata", preludio di
promozione alla dignità
principesca. Nel 1629 la
famiglia Revertera
vendette il feudo alla
famiglia Ruffo, e
proprio durante la loro
reggenza, precisamente
il 20 novembre 1641,
alla baronia di S.
Antimo fu conferita la
dignità principesca.
Alla famiglia Ruffo,
sempre per negozio di
vendita, successe la
famiglia Mirelli che
resse il feudo fino al
1807, anno che vede la
fine del regime feudale
con la legge eversiva
dei fidecommessi.
A cura della Dott.ssa
in Conservazione dei
BB.CC. Raffaela Fiorillo
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