La storia di questo paese è stata oggetto di poche ricerche approfondite e precise. Di sicuro la storia del Comune di San Vitaliano è legata a quella di Marigliano, di cui era un casale, e delle varie compravendite di cui fu soggetto il feudo mariglianese e degli attigui casali.
Anticamente la contrada apparteneva a quell' Opicia abitata dagli Ausoni Osci ed Opici conosciuti già 1750 anni prima di Cristo, da Enotri ed altri Greci che successivamente edificarono Napoli e Cuma.
I Greci di Cuma raggiungevano Nola passando per quella strada che fu prima la via Adrianea, poi Strada Regia e in epoca a noi prossima, la via Nazionale delle Puglie.
Su questa antica strada nasceranno le contrade Licinianum, Pomilianum, Cisternae, Brixianum, Marianellae, Marilianum e Palmula, prima cellula del Casale di San Vitaliano.
Probabilmente il nome Palmola derivava dal vocabolo "palmola" che indicava la più piccola estensione nel territorio che sarà, per l'appunto, San Vitaliano. Quindi Palmola non era il nome di un'antica famiglia, ma erano le piccole estensioni di terra in esubero dei patrimoni aristocratici, assegnate a coloni anonimi e non ai centurioni mandati a controllare il territorio (es. "gens Maria", "Marilius": Marigliano; "gens Fabia", "Fabius": Faibano).
Da atti redatti presso il Monastero Verginiano, che si trovava a Marigliano sin dal 1217 con la chiesa di S. Maria Nova, troviamo, nel 1275, un tale De Angerio abitante nel Casale di San Vitagliano, nelle pertinenze di Marigliano.
Dunque il Casale di San Vitaliano con quello di Frascatoli hanno sempre fatto parte del feudo di Marigliano e ne hanno seguite le vicende fino al 1806, quando con la soppressione del feudalesimo da parte di Giuseppe Bonaparte, cominciarono le rivendicazioni dei Comuni per i beni feudali e, dopo Marigliano, Cisterna e Brusciano, anche il Comune di San Vitagliano, nel 1809, chiese la reintegra dei propri fondi.





