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Origine del nome
Sulla derivazione del
nome di lettere, per
mancanza di documenti
precisi, non è possibile
mettere d'accordo gli
storici. Alcuni lo fanno
derivare da "lattaro"
che. per deformazione
fonetica, diventa
Lettere, così come
raccontano Procopio e
Cassiodoro, perchè zona
ubertosa del latte dei
greggi e degli armenti
che vi pascolavano.
Altri da "Lictaerae
latae Lucie/'; con
riferimento a Lucio
Silla, console romano,
che nell'89 a.e, si
accampò qui per sedare
la rivolta di Stabia
che, insieme ai
Sanniti,Campani, Apuli,
ed altri, si era
ribellata a Roma.
Costoro erano stanchi di
pagare i tributi
adducendo come motivo
che. al ritorno dalle
guerre in Africa,
trovavano le terre
incolte, abbandonate e
non ricevevano i
benefici delle conquiste
"Aratores ed milites"
provenienti da una "blebs
optima et modestissima".
Stabia fu distrutta:
"l'agente sterminatore
rischiarì le onde del
mare tirreno". Fu
nuovamente distrutta,
nel 79 d.c, per
l'eruzione del Vesuvio
e, poi, nel 1752, per
un'alluvione.Questa
seconda ipotesi
sull'origine di Lettere
sembra attendibile, in
quanto, lo stemma della
città, costituito da uno
scudo con le iniziali
S.P.Q.R. ed ai lati, in
su ed in giù, sono
indicate tre "L"
Lictaerae latae Lucio.
Comunque costituì un
grande privilegio l'uso
di tale insegna,
retaggio di uomini
illustri, per valore e
nobili e meriti
acquistati, o nel foro o
nelle guerre.Il
giureconsulto Marino
Frezza offre diversa
derivazione del nome
"Lettere" traendola da
una graziosa etimologia.
Egli parte dall'ipotesi
che Ravello fosse una
colonia romana ai tempi
di Costantino, e che i
Goti assediavano Ravello.
Ora le "Lettere" che
Roma inviava agli
assediati erano bloccate
dagli assedianti. T Goti
infatti fermavano i
corrieri, costringendoli
a lasciare le lettere su
questo monte. Da ciò
deriverebbe la
denominazione "Lettere".Comunque,
al di là delle varie
interpretazioni e
derivazioni
eti-mologiche, il nome
di Lettere acquistò
valore, soprattutto per
motivi religiosi e
militari. Difatti nel
987, Amalfi nominò
Stefano vescovo di
Lettere, suffraganeo del
metropolita amalfitano,
come si evince dal
documento che così
recita: "nane dicitur
episcopus liete ranim ".Questi
rapidi cenni storici non
esauriscono la ricchezza
bimil-lennaria di
Lettere. Dovrei esporre
tante altre cose belle,
parlare delle sue
famiglie antiche, dei
suoi casali, dei suoi
vescovi, dei nobili
romani, venuti a
Lettere, a godersi la
salubrità dell'aria, la
mitezza del clima ed i
prodotti pastorizi. Mi
piace ricordare che Tito
Cornelio Libano
compendiando il suo
soggiorno a Lettere,
così si esprime: "Inveni
aliquando locum ubi
requiescerem". Si può
concludere dicendo che
Lettere è stata una
villa romana, un feudo
medioevale, signoria
rinascimentale, demanio
regio e dal 1557 Comune
autonomo.
VINCENZO VARONE
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